Lanzarote in bicicletta: 4 itinerari tra fuoco, mare e vento, senza traffico
Lanzarote, l’isola nord-orientale dell’arcipelago spagnolo delle Canarie, al largo della costa dell’Africa Occidentale, è una sinfonia di contrasti primordiali e un richiamo potente alla vita all’aria aperta. Esplorarla in bici è un’esperienza magnifica, soprattutto adesso, fuori stagione, per coglierne in pieno lo spirito selvaggio. Ecco quattro circuiti ad anello di lunghezza e difficoltà variabili, che L'articolo Lanzarote in bicicletta: 4 itinerari tra fuoco, mare e vento, senza traffico sembra essere il primo su Dove Viaggi.

Lanzarote, l’isola nord-orientale dell’arcipelago spagnolo delle Canarie, al largo della costa dell’Africa Occidentale, è una sinfonia di contrasti primordiali e un richiamo potente alla vita all’aria aperta. Esplorarla in bici è un’esperienza magnifica, soprattutto adesso, fuori stagione, per coglierne in pieno lo spirito selvaggio. Ecco quattro circuiti ad anello di lunghezza e difficoltà variabili, che garantiscono emozioni senza fine.
Lanzarote, sinfonia di contrasti
Vulcani imponenti, distese di lava, rocce dalle forme fantasiose battute da un vento costante. Terra ocra, nera e rossa, in un fantastico contrasto cromatico con il blu intenso dell’oceano e il cielo azzurro, dove passano nuvole veloci.
Spiagge di sabbia candida o di scogli taglienti color pece, di una bellezza commovente. Piccoli villaggi di case bianche, dune soffici, campi desertici. Ecco Lanzarote, raccontata in un viaggio in sella dagli inviati di DOVE.
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Itinerario in bici verso sud-ovest
Si parte dalla vivace cittadina di Puerto del Carmen, nel sud-ovest dell’isola, con un divertente tour panoramico tra terreni brulli e spiagge dalle acque trasparenti (57 chilometri, 750 metri di dislivello, circa tre ore).
Dopo la salita verso Uga, uno dei borghi più antichi, silenziosa distesa di casette immacolate, si prosegue lungo la spettacolare strada LZ-2. Ci si ritrova in continuazione con il naso all’insù, incantati dalla potenza massiccia dei vulcani, dalla varietà di colori, dall’assenza di vegetazione. Sembra di essere su Marte.
Pedalando senza traffico…
C’è pochissimo traffico in questo susseguirsi di piacevoli salite e discese in una cornice sorprendente, plasmata dell’irruenza della natura. Si passano così Yaiza e La Hoya e si punta verso il mare fino al Mirador Salinas de Janubio. Qui c’è una vista straordinaria sull’omonima baia, che un tempo ospitava il Puerto Real de Janubio, spazzato via dall’eruzione del vulcano Timanfaya (XVII secolo).
La lava solidificata ha creato un laghetto salmastro, punteggiato di mulini a vento erosi dalla salsedine e da una salina incorniciata da suggestive piramidi bianche. Il mosaico delle vasche fa da cornice a uno dei tramonti più belli di Lanzarote, con sfumature dall’arancio al rosa.
…tra spiagge incantevoli e silenzio
Si pedala veloci, senza troppa fatica, verso Playa Blanca. Nel silenzio rotto dal vento si sfila dinanzi al Monumento Natural Los Ajaches, affascinante formazione vulcanica lunga più di sette chilometri, oggi area protetta (è soggetta a continua erosione).
È costellata da spiagge incantevoli, come l’iconica Playa de Papagayo, ben preservata dal turismo di massa: raggiungerla infatti è da sempre una piccola impresa, da affrontare solamente in mountain bike, perché per diversi chilometri il tragitto è completamente off road, fra dossi e buche. Ma ne vale la pena. Poi si rientra su Puerto del Carmen.
Itinerario bike tra i vigneti di La Geria
Il secondo itinerario è dedicato alla scoperta della zona centrale (60 chilometri, 770 metri di dislivello, durata indicativa di tre ore).
Si parte da Tías, borgo affacciato sul mare dal fascino discreto: il Nobel della letteratura José Saramago (1922-2010) vi trascorse gli ultimi 18 anni della sua vita. Un agile saliscendi porta verso San Bartolomé, mentre il paesaggio varia: se a nord i campi sono fertili e verdi, verso sud Lanzarote si spoglia completamente, mostrando senza pudore ferite laviche.
In sella nella storia
San Bartolomé, anticamente noto come Ajei (piccolo villaggio), è uno dei comuni più piccoli di Lanzarote. Era tradizionalmente considerata la seconda capitale dell’isola, dopo Teguise, e oggi è la sede di uno dei sette consigli municipali (ayuntamientos) di Lanzarote. Viene spesso ignorato dai turisti, ma vanta magnifiche piazze fiorite, curiose statue che “narrano” la storia dell’isola e diversi edifici di pregio, come la Casa Palacio Mayor Guerra, ex residenza del governatore.
Dopo una pausa ristoratrice nel popolare Bar La Plaza si torna in sella, attraversando terre color bronzo e senape. Si scopre così il misterioso sito archeologico di Zonzamas, con le vestigia degli antichi abitanti dell’isola, i Majos, e da qui si raggiungono prima Tahiche, nel cuore di Lanzarote, circondata da paesaggi vulcanici, poi il bel villaggio tradizionale di Nazaret, diventato famoso grazie a una villa da fiaba realizzata all’interno di un grande cratere.
Il tocco di Manrique
Ideata dall’architetto e artista César Manrique (1919-1992), pioniere dell’ecologismo sull’isola, e progettata da Jesús Soto, la dimora fu acquistata da Omar Sharif, ma la leggenda narra che l’attore egiziano la perse al termine di una sciagurata partita a bridge. Dopo alterne vicende, oggi è sede del Museo LagOmar, con bar e ristorante (tel. +34.672.46.15.55).
Verso la vecchia capitale
Si prosegue su una lunga salita che porta a Teguise, la vecchia capitale, con i suoi edifici magnificamente conservati. Un borgo delizioso pieno di luce e storia, con stradine che si insinuano fra suggestive architetture. Qui ci si dà una bella carica di energia ed entusiasmo nella minuscola caffetteria Mura, gestita da Georgia Coles-O’Connell. Di origini britanniche, nata e cresciuta a Lanzarote, Coles-O’Connell è tornata sull’isola dopo avere trascorso vent’anni a Londra: “Mi mancava l’energia di questa terra. Oltre a gestire il bar, ho aperto un ristorante, La Lapa: utilizzo solo prodotti locali e faccio il possibile per promuovere quanto c’è ancora di autentico a Lanzarote”.
Tra insoliti vigneti
Passata Mozaga, ecco gli spettacolari vigneti di La Geria, fra i più insoliti al mondo: le viti sono alloggiate in buche profonde un paio di metri, con le radici che affondano nel terreno fertile, sotto il duro strato di lava. Il contrasto fra il nero della roccia e il timido verde delle piante è eccezionale.
Il percorso non è faticoso, mentre alle spalle si staglia l’imponente Parco nazionale di Timanfaya, patrimonio Unesco, che prende il nome dall’unico vulcano attivo dei 25 presenti.
Un paesaggio modellato da El Cuervo, che nel 1730, dopo secoli di sonno, scatenò la sua potenza distruttrice e devastò per sei anni consecutivi Lanzarote. La lava e le ceneri, però, crearono l’ambiente propizio per una viticoltura unica al mondo, dove si ottengono straordinari vini di Malvasia.
Come è stato possibile coltivare un suolo tanto arido e costantemente battuto dal vento? “La risposta è proprio la geria, cavità conica scavata negli strati naturali di ghiaia”, spiega Jacqueline Pautz, della cantina El Grifo. “Al centro si pianta la vite e viene costruito un muro a forma di mezzaluna che la protegge dal vento incessante”.
Quanto alla siccità – in media piove solamente 35 giorni all’anno – sono le ceneri vulcaniche a trattenere l’umidità adeguata alla sopravvivenza delle rarissime viti prefilossera, che hanno più di 200 anni.
Degustazione con vista
Qui è possibile organizzare degustazioni guidate e partecipare alla vendemmia in agosto. Una visita nelle vigne si può prenotare anche alla cantina Bodeguita Vega Volcán (tel. +34.928.83.32.33). Il tour si conclude dopo un ultimo sguardo panoramico dal villaggio arroccato di La Asomada: da lassù la vista, magnifica, spazia fino all’isola di Fuerteventura.
In bici nel paradiso dei surfisti
Il terzo percorso (40 chilometri, dislivello 400 metri, poco meno di tre ore) è adatto anche ai meno allenati. Parte dalla sonnecchiante cittadina di Tinajo, nell’area centro-occidentale, che però vanta una delle migliori squadre di lucha canaria, una sorta di wrestling su sabbia praticato già dagli abitanti preispanici.
In direzione nord si arriva al minuscolo villaggio di pescatori di La Santa, mecca per gli atleti di alto livello di sport acquatici, soprattutto surf e windsurf, che arrivano da tutto il mondo per allenarsi qui.
Verso il Parco naturale Risco di Famara
Il tour procede attraverso un paesaggio arido, poi si affronta una piacevole salita presso il borgo di Soo e si raggiunge il Parco naturale Risco di Famara. Si tratta del principale massiccio di Lanzarote – lungo 23 chilometri e con la vetta dell’isola, il Peñas del Chache (670 metri) – che forma una delle falesie più spettacolari delle Canarie.
La scogliera, davvero stupenda, è affacciata sulla grande Playa de Famara, caletta di sabbia dorata e dune incastonata in un’area protetta che si estende per oltre cinque chilometri: il suo fascino unico emerge soprattutto durante la bassa marea, quando il velo d’acqua riflette come uno specchio il cielo e la scogliera sovrastante.
Relax nei Teleclub
Venti impetuosi e correnti marine forti la rendono una palestra ideale per adrenaliniche attività di surf e kitesurf, ma è bello anche prendere il sole al riparo delle dune. Qui sono molti i ristoranti con i tavolini appoggiati sulla sabbia per pranzi e cene pieds dans l’eau, ma l’esperienza più tipica (e consigliata) è una sosta nei Teleclub, spazi sociali sparsi in tutta l’isola dove un tempo la popolazione rurale, agli albori della televisione, si riuniva per guardare le prime trasmissioni.
I circoli non hanno mai cessato di esistere e sono diventati un punto di riferimento per le comunità: organizzano attività culturali e feste popolari e propongono il meglio della gastronomia tipica con prodotti a chilometro zero, a prezzi onesti.
Di nuovo in sella…
Si lascia Famara, rientrando sulla strada LZ-42, e si risale verso Mozaga, dove si erge il Monumento del Campesino, grande, enigmatica scultura di César Manrique, e dove si possono incontrare gli ultimi artigiani che ancora lavorano il pellame e intrecciano cestini.
Poi si guadagna la strada per rientrare a Tinajo, con una leggera salita che lascia sulla destra la Montaña Tamia, un cono vulcanico da cui fanno capolino fichi d’India e agavi.
Itinerario in bici nell’Oriente selvaggio
L’ultimo percorso, il più intenso (80 chilometri, 1.200 metri di dislivello, almeno quattro ore), è per chi è ben allenato.
Dalla località balneare di Costa Teguise si raggiunge la strada LZ-1 in direzione nord. La prima sorpresa è Roferas del Mojón, un paesaggio misterioso e surreale fatto di sabbia, lapilli, blocchi di lava nera e grigia erosa dal vento, cavità oscure: un set fotografico meraviglioso, lunare, dove fare sosta per qualche scatto.
Pedalando tra piante grasse…
Si continua a salire lungo la costa orientale, superando il primo dislivello per raggiungere prima il villaggio di Guatiza, poi i Jardín de Cactus, una collezione di oltre 4.500 piante grasse di 450 specie differenti provenienti da cinque continenti, anch’essa progettata da César Manrique, precursore del rapporto fra arte ed ecologia.
La costa è frastagliata, le spiagge remote e poco affollate perché rocciose e impervie. In direzione di Punta Mujeres si alternano diverse calette non attrezzate, nascoste tra rocce aguzze e soffici lingue di terra candida: non sono segnalate, per trovarle bisogna aguzzare la vista per scovare parcheggi improvvisati.
…e deliziosi borghi
Poi si arriva al delizioso borgo di Arrieta, con le sue tranquille aree balneabili. Era un piccolo villaggio di pescatori che negli ultimi anni ha iniziato ad attrezzarsi per accogliere turisti alla ricerca di un luogo incontaminato, lontano dal caos. Sono in particolare i locali a frequentare Arrieta, per il pesce fresco che si gusta in alcuni dei migliori ristoranti dell’isola.
Il bello della fatica
Adesso pedalare sulla LZ-1 è facile, il percorso pianeggiante, anche se battuto a tratti da raffiche di vento. Si raggiunge così il villaggio marittimo più settentrionale dell’isola, Órzola, porta verso La Graziosa, isoletta che fa parte della riserva marina dell’arcipelago Chinijo, area di straordinaria bellezza, istituita per garantire la gestione sostenibile della pesca.
Vale la pena di esplorarla solo se si sta utilizzando una mountain bike, meglio con pedalata assistita, perché le strade non sono asfaltate e i sentieri decisamente aspri.
Ora la salita verso Ye si fa intensa fino a superare i 400 metri di dislivello verso il Mirador del Río: la strada stretta serpeggia sull’asfalto lungo le scogliere e regala una vista memorabile da uno dei punti più alti dell’isola, una ex postazione di guarnigione di artiglieria a 475 metri.
Poi ci si sposta verso l’interno per raggiungere il villaggio di Haría, sprofondato in un’oasi verde dal microclima speciale. Qui si concentra la maggior parte della flora autoctona di Lanzarote, dai fichi d’India agli aranceti. Haría ha ospitato l’ultima dimora di César Manrique, dal 2013 aperta al pubblico come casa-museo, in un magnifico giardino di palme.
Un’ultima salita fino a quasi 600 metri porta in prossimità dell’osservatorio militare Peñas del Chache, chiuso al pubblico. Questa zona è protetta dall’inquinamento luminoso e permette di godersi la Via Lattea nelle serate senza luna.
La parte più impegnativa del percorso è ormai alle spalle. Si scende lungo la strada che riporta a Teguise, ammirando i terrazzamenti e i campi coltivati a papas arrugadas, le patate vulcaniche tipiche della zona. Negli occhi resta la bellezza di Lanzarote, nel cuore il desiderio di tornarci il più presto possibile.
Benvenuti cicloturisti
A Lanzarote i ciclisti sono benvenuti. Chi viaggia con la propria bici si sente a proprio agio fin dall’aeroporto, dove può noleggiare un’auto o fare una corsa in taxi con bagagliai capienti. L’offerta di modelli (anche elettrici) da affittare è eccellente. Se si prenota in anticipo vengono consegnati direttamente presso la propria dimora, in ogni zona dell’isola. Le strade sono state concepite per dare precedenza alle due ruote, la distanza di sicurezza è obbligatoria e le multe per i trasgressori molto salate. Il fondo stradale è ottimo e ben tenuto.
Attenzione alla scelta del modello. È sconsigliato l’utilizzo di un profilo alto (non più di 50 mm) per garantire una maggiore stabilità, soprattutto in condizioni di vento forte, spesso imprevedibile. Meglio portare sempre due borracce d’acqua, perché le aree dove comprarla non sono frequenti.
L’isola ospita diversi eventi sportivi di fama, come l’Iron Man (maggio). La gara di Lanzarote è considerata tra le più difficili, perché si svolge in un paesaggio estremo molto variabile, con condizioni meteorologiche insolite. Copre 180 chilometri e attraversa l’intera isola alternando corsa, ciclismo e nuoto. Per ulteriori informazioni: Lanzarote Sports Destination.
Come arrivare a Lanzarote
In aereo: voli diretti low cost da Milano Malpensa con Ryanair e easyJet; da Bergamo, Bologna, Torino e Venezia con Ryanair.
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