Gabriel Loppé, il pittore del Monte Bianco. Guarda i suoi quadri più belli

Bravissimo alpinista, dipinse la sua montagna del cuore in tutti i suoi aspetti, perfino portando tela e cavalletto fino sulla vetta del Tetto d’Europa. I suoi quadri, molto fedeli alla realtà, furono spesso utilizzati da chi voleva individuare le vie di salita L'articolo Gabriel Loppé, il pittore del Monte Bianco. Guarda i suoi quadri più belli proviene da Montagna.TV.

Apr 2, 2025 - 13:02
 0
Gabriel Loppé, il pittore del Monte Bianco. Guarda i suoi quadri più belli

Dal XV secolo in poi, il Monte Bianco ha sempre solleticato la fantasia degli artisti. Si sono cimentati a raffigurare la montagna più alta delle Alpi nomi illustri come Corot, Gustave Doré, Turner e molti altri, di passaggio per le Alpi. Ma nessuno può essere definito il pittore del Monte Bianco, il cantore con tela e pennello della sua leggenda, come lui: l’artista francese Gabriel Loppé (1825-1913). Ritrarre le montagne era la sua passione, tant’è che può essere considerato il fondatore della scuola dei pittori alpinisti della Savoia di fine Ottocento. Come un innamorato, Loppé agognava il contatto diretto con il suo soggetto: amava infatti scalare, ma il suo essere alpinista era finalizzato anche a trovarsi nel posto giusto per poter dipingere.

Strano destino quello di Loppé, un ragazzo che nel suo dna aveva piuttosto il mare: il padre era originario della Normandia, mentre la madre era di Montpellier. Il canale della Manica e il Mediterraneo. Gabriel studia a Parigi e nel 1846 una gita a Meiringen, nell’Oberland bernese, lo avvicina alla bellezza dell’alta montagna. È un colpo di fulmine, al quale non potrà più sottrarsi. Tre anni dopo è a Chamonix dove scopre la meraviglia della Mer de Glace e il Monte Bianco. Qui conosce anche la famiglia Bachet: nel 1851 sposa una delle figlie, Marguerite. Si stabilisce ad Annecy, dove trascorre la stagione fredda, ma da allora ogni estate ha per lui un’unica possibile destinazione: Chamonix. Il giovane pittore è un appassionato scalatore. Con le guide François Roman Payot e François Florentin Payot il 19 luglio 1853 effettua l’ascensione al rifugio ai Grands Mulets. Ma l’estate dei suoi exploit è quella del 1861, quando sale per ben tre volte in vetta al Monte Bianco. La luce e i colori della roccia al tramonto, il bianco della neve, l’azzurro dei crepacci e dei laghetti glaciali lo seducono. Tant’è che l’estate successiva si ferma al rifugio a quota 3051 m per ben nove giorni. Ai tempi di Loppé, era una struttura essenziale, una baracca in pietra che offriva un tetto sopra la testa per non morire di freddo. Gabriel Loppé ha una resistenza fisica ammirevole: trascorre ore e ore all’aperto, esposto alle temperature d’alta montagna, intento a disegnare e dipingere. Come ricorda l’alpinista inglese Douglas William Freshfield, i pantaloni di Loppé finivano per congelarsi e dovevano essere liberati dal ghiaccio con una piccozza.

Intanto il nome di Loppé inizia a girare: i suoi quadri d’alta montagna sono esposti a Londra e Parigi, mentre la sua fama di alpinista gli consente di accedere come membro onorario all’Alpine Club di Londra nel 1864 e l’anno successivo anche a quello svizzero. Pennello e scarpone, insomma, procedono in parallelo. Chamonix in quegli anni si popola sempre di più alpinisti britannici, con i quali Loppé stringe rapporti di amicizia. Nel 1874 muore la moglie Marguerite, quattro anni dopo Gabriel si risposerà con la sorella di un suo amico inglese, il geologo britannico James Eccles. Insieme a lui il 19 gennaio 1876 tenta la prima scalata invernale sul Bianco, ma la coppia di amici viene battuta da Isabella Straton, una ricca scalatrice inglese cui oggi sono dedicate due punte del Bianco, Punta Isabella nord e Punta Isabella sud.

Sono anni in cui tutti gli alpinisti europei sono a caccia di record e primati, ma Loppé è preso anche dai suoi impegni sul fronte artistico. Nel 1869 ha affittato un terreno a Chamonix per costruire il suo atelier. L’anno successivo, malgrado le spese da sostenere, fa costruire vicino una piccola galleria, La Galerie Alpestre, la quale anni dopo la sua morte, nel 1925, verrà ereditata dalla nipote Gabrielle diventando il Museo Loppé.  Nel frattempo, entra nella cerchia dei turisti inglesi che frequentano Chamonix. Oltre a Eccles, Loppé è amico di Leslie Sthephen, letterato e alpinista nonché padre di Virginia Woolf, e del magistrato Alfred Wills, terzo presidente dell’Alpine Club di Londra. Ma il tempo passa, e la sua ultima estate sulle Alpi è quella del 1912. La salute non va a gonfie vele: due anni prima, ha dovuto smettere di dipingere, all’età di 85 anni.

I suoi quadri restituiscono in modo vivido e realistico, quasi fotografico, la bellezza del Monte Bianco. Fra gli alpinisti inglesi appassionati delle Alpi, per anni sono stati un punto di riferimento per prepararsi e studiare i percorsi e le difficoltà da affrontare, apprezzatissimi per la loro fedeltà al paesaggio naturale. Ha prodotto vedute su tele monumentali e in formati più piccoli, ha ritratto il gigante delle Alpi in diverse condizioni atmosferiche, di luce e di orario, con le cime avvolte dalle nubi o sfiorate dai colori caldi del tramonto. Fino al 1890, finché il corpo glielo ha permesso, ha continuato a salire sul suo Monte Bianco, effettuando oltre 40 ascensioni. Il cuore del pittore scalatore ha smesso di battere nel 1913, ma la fascinazione per le sue opere è rimasta intatta. Sono probabilmente il canto del cigno di una pittura di montagna intrisa di realismo, in cui non manca lo sguardo sentimentale dell’artista, ma con uno sforzo possente per rappresentare in modo autentico la bellezza e la potenza delle forze della natura nell’ambiente montano. Erede della ricerca di Loppé è la fotografia, che non a caso attrae l’artista del Monte Bianco negli ultimi anni della sua vita, e che aprirà nuovi orizzonti nella rappresentazione della montagna.

L'articolo Gabriel Loppé, il pittore del Monte Bianco. Guarda i suoi quadri più belli proviene da Montagna.TV.