Intervista a Il Guardiano del Faro: “La mia unica regola è seguire ciò che sento dentro”
Intervista a Il Guardiano del Faro che ha pubblicato il nuovo singolo "Solamente Mia", in cui riscopre l'utilizzo del moog L'articolo Intervista a Il Guardiano del Faro: “La mia unica regola è seguire ciò che sento dentro” proviene da imusicfun.

Intervista a Il Guardiano del Faro che, dopo aver esplorato le sonorità del pianoforte nel 2022 nell’ultimo album “Il Venditore di Sogni“, ha ora pubblicato il singolo Solamente Mia.
Con questo nuovo brano Il Guardiano del Faro torna a suonare il Moog, marchio di fabbrica con cui ha segnato un’epoca siglando successi intramontabili come “Il Gabbiano Infelice” e “Amore Grande, Amore Libero”, della quale ricorrono i 50 anni.
Intervista a Il Guardiano del Faro
Il Guardiano del Faro, Solamente Mia è il brano segna il ritorno del Moog. Cosa ti ha spinto a riprendere in mano questo strumento e cosa rappresenta oggi per te?
È stato un percorso che si è sviluppato in due fasi. Da anni continuavo a comporre, ma senza pubblicare nulla. Poi, il mio amico e arrangiatore Natale Massara, con cui collaboro da sempre, mi ha spronato a realizzare un nuovo disco. Inizialmente ero titubante, pensavo che fosse passato troppo tempo e che non fosse più il momento giusto. Ma lui ha trovato il modo giusto per convincermi: mi ha detto che, se avessi accettato, avrebbe curato gli arrangiamenti con un’orchestra di 40 elementi, permettendomi di suonare il pianoforte in un contesto straordinario.
È stato un invito a cui non ho saputo dire di no! Così abbiamo iniziato a lavorare sul progetto. Durante le registrazioni, nonostante fossi concentrato sul pianoforte, il Moog continuava a tornarmi in mente. È uno strumento che ha segnato la mia carriera e, in qualche modo, sentivo che doveva avere ancora uno spazio nella mia musica. Ho iniziato a sperimentare, a mescolare il suono del pianoforte con quello del Moog, e da lì è nato Solamente Mia, un progetto che unisce passato e presente in una nuova veste sonora.
Sei stato un pioniere nell’uso della tecnologia applicata alla musica. Come è cambiato, secondo te, il rapporto tra musica e tecnologia dagli anni ’70 a oggi?
È cambiato radicalmente. La tecnologia ha fatto passi da gigante e oggi permette possibilità impensabili all’epoca. Gli strumenti digitali offrono una gamma di suoni incredibile, pieni di emozione, e permettono di creare musica in modi prima impensabili.
Oggi chiunque può registrare un brano in casa, senza la necessità di uno studio professionale. Questo è un vantaggio enorme per le nuove generazioni di musicisti che, con pochi mezzi, possono realizzare produzioni di alto livello. Quando ho iniziato io, la registrazione era un processo molto più complesso e costoso. Oggi, con un computer e alcuni strumenti, puoi creare musica di qualità. Ma c’è anche un rovescio della medaglia: la sovrabbondanza di musica digitale ha reso il mercato più saturo e, paradossalmente, è diventato più difficile emergere.
Hai raccontato di aver composto Solamente Mia di notte, in un momento di grande ispirazione. Pensi che la musica abbia ancora oggi il potere di sorprendere, anche chi la compone?
Assolutamente sì. La musica ha un potere straordinario: può nascere in modo spontaneo, quasi come se fosse dettata da qualcosa di superiore. Nel mio caso, non avendo l’obbligo di seguire mode o trend di mercato, posso lasciare fluire liberamente l’ispirazione. Non penso a classifiche o strategie commerciali: la mia unica regola è seguire ciò che sento dentro.
Quando ho composto Solamente Mia, non avevo in mente nulla di preciso. È stato un momento di pura creatività, senza filtri. Ed è proprio questa libertà che rende la musica ancora così sorprendente e potente.
Solamente Mia è un inno all’amore, ma sembra avere anche un significato più profondo. Ce lo racconti?
Certo! Solamente Mia è una dichiarazione d’amore, ma non in senso tradizionale. Non è solo la dedica a una persona, ma un inno all’amore in senso universale: l’amore per la vita, per la musica, per i momenti che ci appartengono.
Nel mio caso, è chiaramente dedicata alla persona con cui condivido la mia vita, ma il concetto va oltre. Oggi viviamo in un mondo frenetico, pieno di incertezze, e trovare un momento per se stessi, per qualcosa di autentico, è sempre più difficile. Solamente Mia è proprio questo: un momento di intimità e di verità in un mondo che spesso corre troppo veloce.
Sono passati 50 anni da Amore Grande Amore Libero, un brano che ha segnato un’epoca e che ancora oggi è amato da diverse generazioni. Come ti spieghi questa longevità?
È incredibile pensare che dopo 50 anni ci siano ancora persone che ascoltano e amano quella musica. Quando ho pubblicato Amore Grande Amore Libero, il mercato musicale era dominato da artisti come Little Tony, Orietta Berti, Mina e Massimo Ranieri. Poi è arrivato un musicista che, invece di cantare, usava un sintetizzatore per raccontare emozioni. È stata una rottura con il passato e, forse, proprio questa novità ha fatto sì che il brano rimanesse così impresso nella memoria collettiva.
Quel successo portò anche alla nascita di un film ispirato alla tua musica. Quanto pensi di essere stato un precursore della multimedialità, dell’idea che un progetto musicale possa trasformarsi in qualcosa di più ampio?
È stato affascinante vedere come una mia composizione potesse ispirare altri mondi artistici. La mia musica ha fatto da colonna sonora a film e spettacoli, dimostrando che le note possono raccontare storie in modi diversi. Oggi la musica è sempre più legata ad altre forme d’arte: il cinema, la pubblicità, persino i social media. Quello che ho vissuto allora è diventata la norma oggi.
Oggi, qual è l’aspetto della tua musica che ti rende più orgoglioso?
Il fatto di poter creare musica senza essere schiavo del mercato. Non ho mai voluto inseguire classifiche o mode. La mia più grande soddisfazione è poter comporre ciò che sento, senza compromessi.
E sai cosa mi ha colpito di più da quando ho ripreso a pubblicare musica? La quantità di messaggi che ho ricevuto da persone che mi ringraziano per quello che faccio. Questo mi conferma che, nonostante tutto, c’è ancora spazio per la musica autentica.
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