Orient Express, il glory day di Barletta

«Pazzo», lo ha tacciato più d’uno. «Incosciente», si è detto talvolta. Eppure oggi, in una Roma insolita – brillante e futuribile – l’imprenditore Paolo Barletta, ceo di Arsenale Group e socio tra l’altro di Chiara Ferrigni, ha smentito tutti. Anzitutto se stesso. Perché il primo dei sei treni Orient Express – La Dolce Vita è lì sui binari e da sogno diventa oggi realtà. Ne seguiranno altri cinque entro il 2027, con il medesimo fil rouge: «crociere ferroviarie» di gran lusso in luoghi inconici come Matera, Montalcino, Taormina, otto itinerari in quattordici regioni. Continue reading Orient Express, il glory day di Barletta at L'Agenzia di Viaggi Magazine.

Apr 3, 2025 - 17:09
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Orient Express, il glory day di Barletta
Orient Express, il glory day di Barletta

«Pazzo», lo ha tacciato più d’uno. «Incosciente», si è detto talvolta. Eppure oggi, in una Roma insolita – brillante e futuribile – l’imprenditore Paolo Barletta, ceo di Arsenale Group e socio tra l’altro di Chiara Ferrigni, ha smentito tutti. Anzitutto se stesso. Perché il primo dei sei treni Orient Express – La Dolce Vita è lì sui binari e da sogno diventa oggi realtà. Ne seguiranno altri cinque entro il 2027, con il medesimo fil rouge: «crociere ferroviarie» di gran lusso in luoghi inconici come Matera, Montalcino, Taormina, otto itinerari in quattordici regioni. Un prodotto che ha il retrogusto della leggenda e una coppia di spiriti-guida a condurne le gesta: Agatha Christie e Federico Fellini.

Incontriamo mister Barletta nella suadente lounge della stazione Ostiense, hub capitolino dei nuovi convogli, operativi da domani 4 aprile con a bordo i «primi clienti paganti del “Viaggio tra i vigneti Toscani”». Di lì a poco taglierà il nastro con il partner Luigi Cantamessa, patron di Fondazione Fs e Treni Turistici Italiani, con il presidente del Senato Ignazio La Russa, il ministro del Turismo Daniela Santanchè, l’assessore al Turismo di Roma Alessandro Onorato ed Heinz Beck, lo chef tristellato che curerà la ristorazione di bordo

Il gessato blu è d’ordinanza, il sorriso limpido. Un candore che quasi confligge con la potenza del business che quest’uomo, classe 1986, è stato ed è capace di muovere. Lo pungoliamo e lui “ci sta”: raccoglie e rilancia. Non ha mai schivato nulla, figuriamoci le nostre domande.

È il suo glory day. Come ha fatto a costruire tutto questo?
«Sto bene. Anzi, benissimo. Mi ha sempre mosso la passione e una consapevolezza: che in Italia mancava un’offerta di lusso adeguata, tanto nell’hospitality, quanto nel settore ferroviario. Di base, abbiamo pensato in grande muovendoci per piccoli step: un passo alla volta, senza eccedere. Non c’è mai stato un momento in cui ho pensato che questo progetto non potesse realizzarsi e questa incoscienza, chiamiamola così, è stato il vero motore. Orient Express è un brand incredibile, che coniuga il fascino del passato con uno stile contemporaneo. E poi è la dimostrazione che si può essere “sostenibili” senza rinunciare al bello e al comfort».

Un riscatto per una Roma che non ha incassato dal Giubileo quanto si aspettava…
«I giochi non sono fatti. Contiamo molto sulla seconda parte dell’anno. Anche se i pellegrini, come può immaginare, non sono il nostro target di riferimento».

Beh, ce ne sono anche di altospendenti…
«Certamente. Ma non mi concentrerei solo su quest’anno. Il nostro progetto è a lunga gittata».

Sta per partire il primo treno La Dolce Vita – Orient Express. Qual è la tabella di marcia per la messa a regime degli altri convogli?
«Quest’anno ne vareremo due, poi altri due nel 2026 e ancora due nel 2027. Ma non ci fermeremo qui, né sul fronte ferroviario, né su quello dell’ospitalità. Di recente abbiamo acquisito lo storico hotel Diodoro di Taormina, in Sicilia, che ora ristruttureremo completamente per portarlo a un ottimo livello».

Ieri sera il presidente Usa, Donald Trump, ha annunciato i suoi dazi sull’Europa. Il Gruppo Barletta ne risentirà?
«Direi di no. Gli Stati Uniti sono il nostro primo mercato, è vero, ma al momento il rapporto euro/dollaro resta in un discreto equilibrio. Detto ciò, abbiamo registrato già nei mesi scorsi un certo rallentamento dei flussi dagli Usa, a causa dell’incertezza del mercato. Ma non la viviamo male: puntiamo anche su altri bacini destinati a crescere, dall’Asia al Medio Oriente, ma anche Australia e una certa Europa».

A Brindisi avete i cantieri Cpl, dove restaurate vecchie carrozze. Impiegate componenti che arrivano dagli States oppure anche su questo fronte siete sereni?
«Molto sereni. Siamo al 100% italiani, non usiamo materiali provenienti dall’estero».

Attraverso quali canali venderete i vostri treni?
«I nostri. Ma anche agenzie internazionali, oltre a charter privati per clienti top del mondo della moda, ad esempio».

Dobbiamo aspettarci un Ferragni Orient Express?
«Direi di no. Ci sono altri brand interessati».

Un messaggio per i nostri lettori del trade turistico?
«Beh, li invito a costruire pacchetti che includano gli itinerari a bordo dei nostri convogli».

Prima del taglio del nastro, Paolo Barletta ha tenuto il suo discorso “urbi et orbi” nella Sala presidenziale della Stazione Ostiense. È stato anche il momento dei “grazie”. Uno tra tutti alla sua famiglia, originaria di Frascati, ai Castelli Romani. E in pochi, o forse nessuno, si aspettava che il rampante ceo di Arsenale si emozionasse rivolgendosi alla mamma. Ma così è stato. E un applauso – di quelli veri, scroscianti, da teatro – ha travolto la cerimonia, rendendola per quegli istanti potentemente umana.