After Life: la dolcezza è un piatto che va servito crudo
Da ammiratrice del comico inglese Ricky Gervais e del suo umorismo cinico, tagliente e politicamente scorretto, rimasi piacevolmente devastata la prima volta che guardai After Life. Alla fine dei diciotto episodi di cui sono composte le sue tre stagioni mi dovettero raccogliere col cucchiaino, per usare un modo di dire particolarmente efficace. Mi sentivo triste… Leggi di più »After Life: la dolcezza è un piatto che va servito crudo The post After Life: la dolcezza è un piatto che va servito crudo appeared first on Hall of Series.

Da ammiratrice del comico inglese Ricky Gervais e del suo umorismo cinico, tagliente e politicamente scorretto, rimasi piacevolmente devastata la prima volta che guardai After Life. Alla fine dei diciotto episodi di cui sono composte le sue tre stagioni mi dovettero raccogliere col cucchiaino, per usare un modo di dire particolarmente efficace. Mi sentivo triste ma anche felice, amareggiata ma anche soddisfatta, divertita e contemporaneamente sconvolta dall’esperienza di quella visione. In pratica ero un ossimoro vivente. Puntata dopo puntata, mi sembrava di assaggiare una pietanza sempre nuova, inedita, ricca di sapori forti e difficilmente digeribili, almeno a un primo approccio, ma dal retrogusto dolce e vellutato.
Non so se voi abbiate provato sensazioni simili alle mie, ma quello di cui sono sicura è che questa serie non abbia lasciato indifferente nessuno tra coloro che la conoscono. E il merito è di quel signore irriverente e dall’intelligenza sopraffina che per l’occasione ha vestito i panni di Tony, il redattore di un piccolo giornale locale. Un uomo depresso, stanco di vivere, arrabbiato col mondo e con l’umanità intera, continuamente ossessionato da quella che a lui pare l’unica soluzione possibile e definitiva: il suicidio. Chi tra di voi ha assistito alla sofferenza e poi alla morte di una persona malata di cancro (com’è avvenuto a Lisa, l’amata moglie di Tony) sa quanto la condizione di testimoni impotenti abbia il potere di annientarti e di ridurti emotivamente più o meno come il protagonista di After Life.
Uno degli aspetti più terribili di quella particolare patologia è che riesce prepotentemente a distorcere il tempo. Da un lato lo rallenta, dilatando il periodo di dolore e angoscia del paziente, mentre dall’altro lo affretta, bloccando l’opportunità di trascorrere altri momenti insieme a chi si ama e di realizzare alcune questioni in sospeso. Dopo la perdita, ciò con cui si deve fare i conti è l’accettazione delle leggi della Natura, che dà e toglie in maniera totalmente casuale e democratica.
Il personaggio di Tony, quindi, ci pone di fronte alla nuda realtà, alla fatica del lutto, ai ricordi che col passare degli anni sbiadiscono dentro una fotografia o in alcuni video archiviati all’interno di un computer. Chi resta da questo lato del ponte si sente alienato e ovattato, come se il mondo esterno fosse qualcosa di lontano, dai suoni e dal vociare appena percepibili, mentre nella testa rimbombano continuamente pensieri caotici e negativi.
La reazione spontanea e schietta di Tony viene però accostata a quella più tenera ed equilibrata di Anne. La signora, con cui il protagonista tiene lunghe conversazioni sulla panchina del cimitero, è vedova proprio come lui. Eppure il suo atteggiamento nei confronti della rielaborazione e del continuare a vivere è sereno. Ecco perché la serie tv creata da Ricky Gervais è un’altalena di emozioni contrastanti. La saggezza e la gentilezza di Anne diventano per il giornalista più curative delle sedute di terapia che svolge con un professionista.
Ricky ci va giù piuttosto pesante con la categoria psicologi e simili, ma ricordiamo che After Life è pur sempre un’idea nata dalla creatività pungente del comico inglese. E la sua vera forza è proprio la continua dicotomia tra cinismo e dolcezza. A volte, durante la visione, i due concetti si fondono o si scambiano, provocando nello spettatore lacrime e poi risate. E poi di nuovo lacrime.
Tramite il rapporto di condivisione e di attenzione reciproca tra lui e Anne, Gervais evidenzia con grande sensibilità come le persone possano affrontare in modo dissimile uno stesso evento, e che ogni reazione è accettabile nei limiti del rispetto altrui. Inoltre, c’è una caratteristica universale che può funzionare come balsamo quando ci troviamo di fronte a situazioni così tragiche, dandoci una carezza di comprensione: l’empatia.
Sentirsi ascoltati e ascoltare, confortare qualcuno, provare compassione – che non significa pietà ma partecipazione – sono l’aiuto migliore che una persona che ha subìto un lutto possa ricevere. La ruvidezza di Tony diventa bontà proprio grazie alla vicinanza della sua piccola comunità, composta a sua volta da individui che hanno bisogno di amicizia, di amore, di contatto umano. Lentamente il protagonista si apre verso l’esterno, abbandonando lo squilibrio della sua condizione mentale e mettendo in circolo altruismo e senso dell’esistere. “La vita è preziosa perché non puoi vederla ancora” dice Tony a Kath, una collega del giornale, paragonando la vita stessa a un film.
Sappiamo che l’attore britannico è dichiaratamente ateo e in quanto tale non crede nell’aldilà o in una seconda possibilità. Perciò con il suo After Life ha voluto dare significato al presente, interpretato come arco temporale ma anche come gesto di abnegazione verso il prossimo. Sono qui per te e ci sarò fino a che mi sarà concesso dalle leggi naturali, che sia un mese o dieci anni. Sono presente nel presente, che è esattamente il contrario di concetti come l’assenza, l’egoismo, l’abbandono, il menefreghismo più feroce. Ciò che risulta da tutte queste riflessioni è un esito che non ci saremmo mai aspettati da parte di Ricky-Tony perché il suo sarcasmo e le sue battute sono solitamente ai limiti della misantropia. L’insegnamento che ne deriva è invece un salto in avanti verso la solidarietà e la generosità disinteressata, priva di secondi fini.
Tuttavia, osservando la storia del protagonista di After Life, ci rendiamo conto che potremmo esserci noi al suo posto. Anzi, non potremmo, al condizionale. Ci siamo noi, con le nostre giornate all’apparenza ripetitive e prive di significato. Con i nostri giudizi nei confronti di coloro che ci circondano, dai famigliari ai colleghi di lavoro. Dagli amici agli sconosciuti. È più facile criticare e commentare, rispetto ad accettare e apprezzare.
È più lenitivo per la nostra coscienza confinare la malattia e la morte dentro le mura di un ospedale o di una casa di cura. Allontanarle dalla nostra quotidianità per poi rimanerne stupiti quando accadono, come fossero qualcosa che non era previsto. Questo spiega perché un personaggio come quello di Anne sia così necessario. La signora appartiene a una generazione che ha fatto esperienza della caducità umana con più frequenza e naturalezza. Il dialogo spirituale tra lei e Tony ritorna ripetutamente durante le stagioni di After Life perché è il mezzo tramite il quale definire ciò che è importante nella vita da ciò che non lo è.
Quindi anche noi, come Tony, scopriamo di avere qualcuno per cui valga la pena di esistere, che sia un animale domestico, come il cane Brady, o una persona. Anche noi come lui abbiamo tra le mani la possibilità di cambiare, realizzando il fine ultimo più empaticamente e umanamente elevato che possa esserci. “Le brave persone si danno da fare per gli altri. Non c’è altro”. Ed è quello che farà Tony nei confronti del cognato, del postino e di un’amica prostituta, dell’infermiera del padre per la quale prova un forte sentimento di amicizia. Ogni rapporto sviluppato in After Life non è mai retorico né scontato.
Non c’è un lieto fine e anzi, la conclusione della serie è il dessert più realisticamente vero tra tutti quelli visti nel corso della storia. La ricordate? La festa di paese, gli alberi dai colori autunnali, Tony e Brady di spalle che camminano su di un prato verdissimo. A un certo punto Lisa si unisce a loro mentre si allontanano mano nella mano. E poi scompare, seguita poco dopo dal cane e dallo stesso Tony. C’è tanta poesia in questa sequenza ma c’è anche tanta amara consapevolezza. E tenerezza. Siamo esistiti, le stagioni sono trascorse insieme a noi. Abbiamo sofferto e amato. Abbiamo sperimentato tutte le emozioni possibili e abbiamo seminato ricordi dietro di noi. Siamo effimeri ma attraverso la nostra mortalità possiamo godere appieno del tempo che abbiamo a disposizione. C’è sempre altra vita dopo la vita (After Life), almeno fino a che il nostro Sole deciderà di splendere.
E se volete rivivere un piccolo assaggio di After Life, ecco le 5 (+1) scene più struggenti della serie
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