Giovanni Paolo II, il Papa che amava le montagne
Karol Woytjla ci ha lasciato il 2 aprile del 2005. Sulle Alpi e sull’Appennino il suo ricordo vive sull’Adamello, sul Gran Sasso e in altri massicci dell’Abruzzo. E nella casa (oggi museo) di Introd, in Valle d’Aosta, dove ha spesso trascorso le vacanze L'articolo Giovanni Paolo II, il Papa che amava le montagne proviene da Montagna.TV.

Un giorno d’inverno del 1989, il telefono squilla nella Scuola di Sci di Campo Felice, la località dell’Abruzzo più frequentata dagli appassionati della neve romani. A chiamare è un funzionario della Prefettura dell’Aquila, che annuncia l’arrivo di una “personalità” non specificata.
“Abbiamo pensato a un ambasciatore o a un ministro, ma quando l’auto si è fermata abbiamo visto che si trattava di Papa Giovanni Paolo II”, racconterà Gennaro Di Stefano, maestro di sci e poi sindaco di Rocca di Cambio. “Gli abbiamo riservato una pista facile, lui sciava bene, tranquillo, fermandosi per meditare o pregare. E’ tornato per molti inverni, affrontando anche piste più dure, nonostante il parere contrario della scorta”.
Nel 2005, dopo la morte del Papa polacco, una delle “rosse” più belle di Campo Felice diventa la pista Giovanni Paolo II. Negli stessi giorni gli viene dedicata una bella vetta secondaria del Gran Sasso, 2424 metri di quota, che si raggiunge per un sentiero non banale. Quattro anni dopo il cardinale Stanislaw Dziwisz, a lungo segretario del Pontefice, racconta che Karol Woytjla ha visitato l’Abruzzo 134 volte. Un elenco che comprende decine di cerimonie importanti, e un lungo elenco di visite in forma privata per camminare, sciare o raccogliersi in preghiera tra quei monti facili da raggiungere dal Vaticano.
Nel giugno del 1993, dopo essere salito in elicottero a Campo Imperatore per benedire la chiesetta della Madonna della Neve, appena restaurata dai soci della Sezione Abruzzi dell’ANA, Giovanni Paolo II spiega ai fedeli che l’incontro si svolge “nella suggestiva cornice del Gran Sasso, un maestoso paesaggio a me ben noto e caro. Il silenzio della montagna ed il candore delle nevi ci parlano di Dio e ci additano la via della contemplazione”, prosegue il Papa. “Qui Dio ci parla, e il dialogo con Lui restituisce senso alla nostra vita”, conclude prima di ripartire per Roma.
Karol Wojtyla, nato il 18 maggio 1920 a Wadowice, in Polonia, conclude la sua vita terrena il 2 aprile 2005. Diventa sacerdote nel 1946 e vescovo nel 1956, nel 1967 Paolo VI lo consacra cardinale. Il conclave lo elegge Papa il 16 ottobre del 1978, il 27 aprile del 2014 viene proclamato Santo da Papa Francesco. Il suo pontificato dura 26 anni, 5 mesi e 17 giorni, nei quali il Giovanni Paolo II compie 104 viaggi nel mondo. La sua importanza nella storia, però, non può essere ridotta a delle cifre. Prima di diventare sacerdote, Wojtyla è un oppositore della Germania nazista che ha invaso e umiliato il suo Paese. Da prete, da vescovo e da cardinale si oppone alle autorità della Polonia socialista. La sua elezione a Papa, e poi la sua predicazione, cambiano l’Europa e il mondo, e accelerano la caduta del Muro di Berlino e dei regimi legati all’Unione Sovietica.
La capacità di Giovanni Paolo II di affrontare la sofferenza, e di trasformarla in preghiera, commuove milioni di persone nel mondo dopo l’attentato che subisce il 13 maggio 1981, davanti a San Pietro, da parte del turco Ali Ağca. Lo stesso accade nei suoi ultimi anni di vita, segnati dalla malattia e dal dolore. Dopo la sua morte nel 2005, Roma viene pacificamente invasa per giorni da milioni di pellegrini polacchi
Uomo di montagna
Karol Woytjla, però, è anche un uomo di montagna. Da giovane, prima della Seconda Guerra Mondiale, il futuro Pontefice percorre con passione i boschi, i fiumi, le rocce e le nevi dei Tatra, le montagne più alte e belle della Polonia, che si alzano a sud di Cracovia . Un’altra grande passione di Woytjla sono i fiumi e i laghi, così abbondanti in Polonia, che ama percorrere in canoa. Dopo essere stato eletto Papa, torna molte volte in Polonia, e visita nuovamente i “suoi” Tatra, incontrando i montanari di Zakopane e di altri centri. Sale più volte in funivia al Kasprowy Wierch e in auto al Morskie Oko – il lago più amato del Paese – e nella valle di Chocholowska.
Nel giugno del 1979, durante una visita in Polonia, Woytjla riceve dall’alpinista Wanda Rutkiewiczm una pietra che ha raccolto sull’Everest durante la prima ascensione polacca dell’Everest alla cima. La salita è avvenuta il 16 ottobre 1978, il giorno in cui i cardinali hanno scelto il primate di Cracovia. “Doveva essere la volontà di Dio che entrambi raggiungessimo la vetta più alta della nostra vita lo stesso giorno” dice il Papa all’alpinista, che perderà la vita qualche anno dopo sul Kangchenjunga.
Dal Gran Sasso all’Adamello fino alla Valle d’Aosta
In estate, per anni, Giovanni Paolo II trascorre le sue vacanze a Introd, in Valle d’Aosta, e sale più volte in elicottero verso i ghiacciai del Monte Bianco. Dopo la sua scomparsa, il semplice edificio di pietra che lo ha accolto diventa una Casa-museo, gestita dalla parrocchia di Introd e aperta ai fedeli e al pubblico da giugno a settembre.
Si imprimono nella memoria degli italiani e non solo le visite del Papa polacco all’Adamello, uno dei massicci più contesi nella Prima Guerra Mondiale, dove testimoniano delle battaglie del passato edifici, trincee, percorsi attrezzati, chilometri di filo spinato, il cannone italiano di Cresta Croce e quelli austro-ungarici sulla cresta del Caré Alto. Nel 1984 Giovanni Paolo II viene accolto al rifugio Caduti dell’Adamello, 3040 metri di quota, dal presidente della Repubblica italiana Sandro Pertini, e poi scia sulla Vedretta della Lobbia. Tre anni dopo il Papa polacco benedice una croce su una cima che poi gli verrà dedicata.
Per gli italiani l’Adamello è legato alla memoria degli Alpini, ma Woytjla ricorda che suo padre Karol, ufficiale dell’esercito austro-ungarico, ha combattuto sul Caré Alto con la divisa del nemico. Alla terza visita, nel 1998 il vento non consente all’elicottero di atterrare, e il Papa osserva e benedice dall’alto il ghiacciaio, il rifugio, la croce e il cannone dall’alto.
“Ho aver visto il Papa pregare con un’intensità unica. Si fermò vicino a un sasso e stette lì per un’ora. Quando tornò aveva una faccia letteralmente luminosa” racconta Lino Zani, a lungo gestore del rifugio, nel suo libro Era santo, era uomo. La lunga e profonda amicizia tra Zani e papa Giovanni Paolo II è raccontata nel film Non avere paura ambientato proprio tra l’Adamello e il Presena.
Le 134 visite del Papa in Abruzzo, più quelle ai monti delle regioni vicine, fanno dell’Appennino un “santuario diffuso” del Papa. Chi non vuol salire alla Cima Giovanni Paolo II del Gran Sasso, o lanciarsi sci ai piedi sulla omonima pista di Campo Felice, può raggiungere in auto (o a piedi, con una bella passeggiata da Assergi) la chiesetta di San Pietro della Jenca, spesso visitata dal Papa e oggi Santuario a lui dedicato. Sul pianoro del Ferroio di Scanno, nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, una targa di bronzo amata dagli escursionisti ricorda una visita di Woytjla nel 2003, un anno e mezzo prima della sua morte, e offre una sosta di grande fascino in vista del Monte Marsicano.
Nel Lazio, in vista della Campagna Romana, il Papa visita più volte il Santuario della Mentorella, 1100 metri di quota, dove vivono dei religiosi polacchi. Anche qui si può arrivare in auto. Ma un bel sentiero dedicato al Papa, che sale dal versante di Pisoniano, invita a un’escursione tra fede, storia e natura.
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