Siviglia tra sole, flamenco e architetture incantate
Articolo inviato da un lettore e rivisto dalla redazione Quando sono arrivato a SIVIGLIA, in quella porzione ardente di ANDALUSIA, non immaginavo che ogni angolo della città avrebbe avuto il potere di rapirmi. Il mio viaggio non era iniziato con aspettative precise: volevo solo staccare dalla routine, respirare un’aria diversa e sentire sotto le dita […] Siviglia tra sole, flamenco e architetture incantate

Articolo inviato da un lettore e rivisto dalla redazione
Quando sono arrivato a SIVIGLIA, in quella porzione ardente di ANDALUSIA, non immaginavo che ogni angolo della città avrebbe avuto il potere di rapirmi. Il mio viaggio non era iniziato con aspettative precise: volevo solo staccare dalla routine, respirare un’aria diversa e sentire sotto le dita la vibrazione autentica della Spagna del sud. Eppure, bastano poche ore in questa città per capire che SIVIGLIA è molto più di una semplice destinazione: è un’esperienza emotiva, visiva e sensoriale che ti resta dentro.
Situata nella parte sud-occidentale della SPAGNA, SIVIGLIA si adagia sulla fertile pianura del fiume Guadalquivir, che ne ha plasmato la storia, l’economia e l’identità culturale. Il suo paesaggio urbano è un intreccio di strade strette, cortili nascosti e piazze vibranti, tutte circondate da palme ondeggianti e bouganville in fiore. Il cuore geografico della città pulsa nel quartiere di Santa Cruz, un dedalo di vicoli che profuma di zagara e mistero, dove ogni parete bianca sembra raccontare una storia.
La geografia del territorio circostante è pianeggiante, con leggere ondulazioni che accompagnano dolcemente il viaggio verso le campagne circostanti. A ovest, il Guadalquivir scorre lento e maestoso, e anticamente fu via d’accesso per mercanti e conquistatori. A est, le prime colline indicano la direzione verso le Sierre andaluse, che incorniciano la città nei giorni limpidi.
Il mio soggiorno si è aperto sotto un cielo terso, dove il sole di marzo già bruciava con intensità estiva. Il clima qui è uno dei tratti distintivi: SIVIGLIA gode di un clima mediterraneo caldo e secco, con estati infuocate che spesso superano i 40 gradi e inverni miti, dove le giornate si riempiono di luce anche nei mesi più freddi. Ho scelto di visitarla in primavera, e credo sia stato un colpo di fortuna: l’aria era tiepida, il profumo dei fiori d’arancio invadeva ogni strada e le giornate sembravano non finire mai.
Passeggiando per il centro storico, ho subito notato la Cattedrale di Siviglia, una delle più grandi chiese gotiche del mondo. Il suo fascino è magnetico: le guglie si stagliano nel cielo come dita rivolte al divino, e al suo interno il retablo maior splende di oro e di fede. Ma ciò che mi ha lasciato senza fiato è stata la salita sulla Giralda, l’antico minareto trasformato in campanile. Da lassù, il panorama abbraccia tetti color ocra, cortili nascosti e giardini lussureggianti. È come se la città, vista dall’alto, svelasse il suo vero volto: un mosaico di culture che si sono fuse nel tempo.
Non si può parlare di SIVIGLIA senza evocare il suo flamenco, l’anima musicale e passionale della città. Una sera, ho deciso di assistere a uno spettacolo nel quartiere di Triana, patria di cantanti e ballerini leggendari. Il locale era piccolo, raccolto, con pareti coperte di foto in bianco e nero. Quando le prime note di chitarra hanno cominciato a vibrare, tutto il pubblico è rimasto in silenzio. La danzatrice, vestita di rosso, ha catturato ogni sguardo: i suoi movimenti erano scatti d’energia, la sua espressione un poema. In quel momento ho capito che il flamenco non è solo danza: è racconto, è memoria, è dolore e gioia mescolati.
Tra una passeggiata e l’altra, ho scoperto anche la magia della Plaza de España, costruita per l’Esposizione Iberoamericana del 1929. È un luogo sospeso tra sogno e realtà, con i suoi ponti decorati, il canale navigabile e le panchine che rappresentano tutte le province spagnole. Sedersi lì, al tramonto, è come partecipare a un quadro impressionista: la luce si riflette sull’acqua, i suoni dei musicisti di strada creano un sottofondo poetico, e la brezza serale rende l’atmosfera quasi irreale.
Un altro luogo che mi ha rapito è stato il Real Alcázar, un palazzo reale ancora oggi utilizzato dalla famiglia reale spagnola quando visita la città. Il suo stile mudejar, che fonde elementi islamici e cristiani, è un trionfo di archi arabeggianti, ceramiche azzurre e giardini che sembrano usciti da un racconto delle Mille e una Notte. Passeggiando nei cortili, ascoltando il canto degli uccelli e il gorgoglio delle fontane, ho sentito come se il tempo si fosse fermato.
Ma SIVIGLIA non è solo storia e arte. È anche vita quotidiana, cultura culinaria e convivialità. Ogni sera, i bar si riempiono di voci, risate e piattini di tapas: dalle crocchette di jamón ai calamari fritti, dai montaditos ai piatti di salmorejo. Ho scoperto che il vero spirito della città si trova anche lì, tra una chiacchiera e un bicchiere di tinto de verano condiviso con sconosciuti pronti a diventare amici.
Durante il giorno, le opportunità di svago sono infinite. Puoi affittare una bici e pedalare lungo il Parque de María Luisa, puoi esplorare i mercatini dell’antiquariato nei vicoli di La Macarena, oppure puoi semplicemente lasciarti guidare dal tuo istinto, scoprendo angoli nascosti, botteghe artigianali, e chiese barocche che spuntano all’improvviso dietro una curva.
E poi c’è il fiume. Il Guadalquivir, calmo e saggio, accompagna le giornate con il suo fluire silenzioso. Lungo le sue rive si può correre, camminare, leggere un libro o sedersi a guardare le barche. Di notte, la sua superficie si trasforma in uno specchio incantato che riflette le luci dei ponti e delle case, creando un’atmosfera romantica e rilassante.
Ogni mattina mi svegliavo con l’impazienza di scoprire un pezzo nuovo di città. Ogni sera mi addormentavo con la sensazione di aver vissuto qualcosa di unico. E ogni tramonto, quando il cielo si colorava di rosa e arancio, mi sentivo parte di quel paesaggio così antico e vibrante.
SIVIGLIA, con la sua luce dorata, il suo calore umano, la sua storia millenaria e le sue tradizioni che sopravvivono al tempo, è una di quelle città che ti cambiano. Una volta che ci sei stato, non puoi più dimenticarla.