Formazione, retribuzione e carriera le leve su cui investire

Il mondo del lavoro in venti anni, dal 2004 al 2024, ha perso due milioni di giovani, appartenenti alla fascia d’età dai 15 ai 34 anni, che sono passati dai 7,6 milioni del 2004 ai 5,5 del 2024. Sono, invece, raddoppiati gli over 50, passando dai 4,5 milioni del 2004 ai 9 milioni del 2024. ... L'articolo Formazione, retribuzione e carriera le leve su cui investire proviene da GuidaViaggi.

Apr 3, 2025 - 08:23
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Formazione, retribuzione e carriera le leve su cui investire

Il mondo del lavoro in venti anni, dal 2004 al 2024, ha perso due milioni di giovani, appartenenti alla fascia d’età dai 15 ai 34 anni, che sono passati dai 7,6 milioni del 2004 ai 5,5 del 2024. Sono, invece, raddoppiati gli over 50, passando dai 4,5 milioni del 2004 ai 9 milioni del 2024. È quanto riporta un articolo de Il Sole-24 Ore che si basa sul rapporto della Ragioneria generale dello Stato sulle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico. Dati Inps rivelano che nel 2023 nel turismo sono stati registrati 1,4 milioni di dipendenti (+31,3% in 10 anni), di cui 26,8% stranieri e al 52,3% di genere femminile. Circa la metà (45,8%) è a tempo determinato, ma il 58,7% ha più di 40 anni.

Come si conquistano i giovani?

La domanda che il settore del travel si pone è sempre la stessa e cioè come si possono avvicinare i giovani? Claudia Costantini, people care & hr network manager Welcome Travel Group – Alpitour, nell’illustrare cosa viene fatto in azienda per far crescere le persone e trattenerle, sottolinea che in tema di risorse umane si è lavorato “sulle tematiche più classiche, come formazione, retribuzione, progressione in termini di carriera”. E’ stata posta attenzione anche alle nuove frontiere delle risorse umane, come il welfare e il wellbeing.

A essere importante non è solo a retribuzione, ci sono anche altri elementi che portano poi a scegliere dove passare la vita lavorativa e se rimanere in una azienda o meno. “Il turismo è un settore bello, ma non può essere solo questo a far rimanere le persone – osserva la manager -. Bisogna lavorare sulle competenze, offrire strumenti alle persone per far crescere le professionalità”. Il che vuol dire percorsi di coaching, formazione ad hoc su temi specifici, esemplifica Costantini, “diamo la possibilità di auto-formarsi, grazie a diverse piattaforme, non necessariamente rimanendo sempre chiusi in aula, l’apprendimento ha cambiato forma ed è diventato più dinamico”, afferma.

Costantini spiega anche che l’azienda sta lavorando “su progetti legati alla crescita dei manager, che possano ispirarli nel loro lavoro e spingerli a dare il massimo”. Tutto questo perché la scelta del lavoro “oggi è più consapevole e ricercata”.

Venti anni in una azienda

 Da venti anni in azienda. E’ il caso di Chiara Calabrese, hr director Gruppo Uvet. La manager afferma di avere ancora “l’entusiasmo del primo giorno” e questo perché si ritrova “nei valori dell’azienda in cui lavora”, spiega lei stessa. Sul fronte delle azioni messe in atto, il gruppo è vicino alle scuole di formazione, alle università per raccontare la storia del gruppo. “E’ un settore non facile quello del turismo, dove si fanno sacrifici, ma è un mondo bellissimo – afferma – che richiede dedizione e attaccamento al lavoro, che si fa per passione”.

Il messaggio lanciato dalla manager è che lavorare nel settore del turismo “non è solo viaggiare, si deve essere disposti a dedicare parte del proprio tempo al lavoro”. In Uvet la percentuale di turn over è dell’8%, “che è bassa per una azienda così grande”, constata. Non solo, si avverte anche “una ripresa di fiducia da parte dei giovani verso il settore” che si traduce in “tante candidature spontanee”, afferma Calabrese. E’ anche vero che a seguito della pandemia il settore ha perso tante persone, che se ne sono andate e non sono più tornate. Calabrese osserva che delle competenze sono state perse, però “alcune sono tornate”.

Tra tutte le azioni messe in campo è importante sviluppare un brand che sia d’appeal per il mercato del lavoro. Per farlo, a detta di Chiara Bertino, corporate & inter-companies marketing manager Alpitour, è fondamentale “definire i valori della azienda per renderla attrattiva”. La manager cita un dato e cioè che “il 57% degli italiani dichiara di volere lavorare per una azienda di cui condivide i valori”.

Cosa manca al turismo?

L’altra domanda clou che si pone il settore è cosa manchi al turismo per attirare i giovani? A offrire una fotografia della situazione è Magda Antonioli, direttrice Met, Bocconi e Vicepresidente, European Travel Commission, che parte da un dato di fatto, cioè che “manca manodopera, non è un settore ritenuto abbastanza sexy, dove per sexy si intende avere il fascino di assunzione di mercato”. Però osserva anche che, “chi lo riconosce come settore potenziale, non solo per la formazione, ma anche per gli investimenti, è disposto a investire molto di più di quello che dovrebbe”. Da ciò si ricava che si tratta di un settore eterogeneo.

“Il turismo incide tanto, più di quanto gli venga riconosciuto. In  Italia incide con una percentuale del 13%, ma è un dato sottovalutato perché – osserva Antonioli – se si guarda tutta la filiera il valore è molto più importante e si collega anche al discorso della occupazione”. I giovani certamente rappresentano “il capitale umano, la risorsa più importante sulla quale investiamo”.

Antonioli ritorna ad analizzare come mai il turismo non sia abbastanza sexy. I fattori sono di vario tipo, uno di questi è perché ha “retribuzioni più basse, orari particolari che implicano lavorare nei giorni di festa o nell’alta stagione. Ha meno qualifiche, è un comparto dove per i giovani si parte ancora dalla gavetta, dallo stage. Abbiamo visto arrivare ai livelli alti anche chi, avendo più disponibilità, è partito dal basso”. E’ anche vero che, “ai vertici del turismo si prendono persone che arrivano extra settore, il che può sembrare una contraddizione, invece avviene perché si pensa che abbiano più aspetti tecnici”.

Le due sfide

La docente osserva che la “sfida avverrà su due settori, una è la parte green e l’altra è la tecnologia, fa quindi fede cercare persone che abbiano già una qualifica in quel comparto”. Bisogna anche pensare che il futuro della tecnologia sono “i contratti, la cybersecurity non c’è solo l’intelligenza artificiale, ma si deve anche sapere come decodificarla”.

Sul fronte giovani la Generazione Z, non trova il settore appealing. Non tanto per un discorso finanziario, ma perchè è una generazione “meno motivata dai soldi, preferisce guadagnare meno e avere qualcosa in più, come il tempo libero, ma non solo”. Quindi non cita la retribuzione tra le prima due ragioni per abbandonare un lavoro, il che è molto indicativo.

Cosa chiedono i giovani? “Condizioni di lavoro più flessibili – spiega la docente -, perché desiderano avere del tempo libero per fare altro”. Un altro fattore chiave sulla base del quale decidere se rimanere in un posto di lavoro o meno “è avere un’apertura verso la carriera. Questo è il ragionamento degli stage che sono molto importanti – asserisce -, ma devono avvenire in un certo modo”.

Oscar Galeazzi, amministratore LavoroTurismo.it, pone l’accento sulla necessità di dover comunicare di più e meglio che lavorare nel turismo “è bello”, si deve anche “comunicare meglio ai giovani, creare eventi per avvicinarli al settore”. Un altro punto messo in luce è quello di aumentare gli stipendi, “molte aziende hanno iniziato a farlo con contratti integrativi – afferma -. Si deve anche ridare valore e dignità agli enti di formazione, oggi i giovani hanno poca pratica, imparano pochissimo e invece le scuole sono importanti”.

Stefania Vicini

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