Labirinto di Arnaldo Pomodoro, un sotterraneo segreto e mistico nel cuore di Milano
Sotto le vie più vivaci della città meneghina è custodito un labirinto segreto: l'opera di Arnaldo Pomodoro è una chicca da scoprire

La città meneghina non è solo Navigli, grattacieli e quartiere artistico di Brera: è fatta di angoli nascosti e vere meraviglie… tra queste? Il labirinto di Arnaldo Pomodoro, una vera chicca custodita nei sotterranei di Fendi in via Solari tornato visitabile a partire da marzo 2025 dopo un’importante opera di restauro. Un’esperienza unica che unisce arte, mito e memoria che non ha nulla a che vedere con il classico labirinto di siepi, qui si entra in un mondo parallelo, denso di simboli e suggestioni arcaiche.
La storia del labirinto di Arnaldo Pomodoro
Negli anni ’90 Arnaldo Pomodoro ha un’intuizione: lo scultore visionario e scenografo di fama internazionale decide di progettare il suo primo labirinto seguendo come ispirazione la narrazione epica conosciuta come l’Epopea di Gilgamesh. Il poema sumero inciso su tavolette d’argilla oltre 4000 anni fa funge da leitmotiv per l’artista che si era avvicinato al mito studiandolo per una scenografia teatrale mai realizzata, ma quell’universo di simboli, domande esistenziali e ricerca d’immortalità lo colpì a tal punto da farne una chiave artistica ricorrente. Nel portale d’ingresso del labirinto, una citazione del poema accoglie i visitatori come un monito: “Amarezza si impadronì del mio animo, la paura della morte mi vinse ed io ora vago per la steppa”. Da qui inizia un cammino sospeso tra spazio e tempo.
Visitare il labirinto di Arnaldo Pomodoro nei sotterranei di Milano
Dietro un portale girevole che sembra uscito da una scena di Indiana Jones, si accede a un universo scultoreo fuori dal tempo. Il labirinto, 170 metri quadri di opera d’arte ambientale, è un corpo vivo e pulsante scolpito in fibra di vetro, un materiale che, pur moderno, restituisce la sensazione di qualcosa di antico e terroso. Le pareti incise ricordano linguaggi dimenticati, civiltà sepolte e miti ancestrali. Ogni angolo è un frammento di racconto, una mappa mentale costruita su simboli arcaici, cunei, tracciati quasi cuneiformi.

L’opera multidisciplinare visitabile a Milano mixa scultura, scenografia e autobiografia attraverso un percorso fatto di tanti elementi. Il risultato? Un ambiente in cui ogni stanza, ogni passaggio, evoca una fase della sua lunga carriera. All’ingresso, il visitatore viene accolto da due spettacolari costumi-scultura: quello di Didone, tratto dalla tragedia di Marlowe, e quello di Creonte, da Oedipus Rex di Stravinsky: non sono semplici abiti di scena, ma vere e proprie estensioni della poetica dell’artista, dove la materia teatrale si fonde con la sua inconfondibile estetica fatta di solchi, segni e mistero.
Il labirinto si articola in tre ambienti principali, ciascuno accessibile attraverso porte roteanti dall’aspetto cinematografico; le superfici scolpite si fanno via via più dense di dettagli, come se si avanzasse nelle viscere della memoria collettiva. I riferimenti alla Mesopotamia, ai primi linguaggi umani e alla ricerca del senso della vita emergono con forza in ogni elemento. Il percorso termina in una sala enigmatica, pensata come tomba putativa di Cagliostro, figura storica ed esoterica, chiudendo l’esperienza con un tocco di alchimia e mistero.
Come visitarlo? Si può prenotare la visita attraverso il sito ufficiale dedicato al Labirinto di Arnaldo Pomodoro partecipando al tour guidato che dura circa 45 minuti. L’occasione è ghiotta e dà modo di scoprire uno dei luoghi più affascinanti e meno conosciuti della città.