Da protagonista a strumento di potere: la parabola di John Blackthorne in Shögun
Il seguente articolo contiene SPOILER su Shögun. Quello di John Blackthorne in Shögun – che potete recuperare qui – è un percorso pieno di imprevisti e prove complesse da superare. I suoi sogni di gloria, allo sbarco in Giappone, si schiantano immediatamente contro una realtà tanto ostile da fargli credere di essere prossimo alla morte.… Leggi di più »Da protagonista a strumento di potere: la parabola di John Blackthorne in Shögun The post Da protagonista a strumento di potere: la parabola di John Blackthorne in Shögun appeared first on Hall of Series.

Il seguente articolo contiene SPOILER su Shögun.
Quello di John Blackthorne in Shögun – che potete recuperare qui – è un percorso pieno di imprevisti e prove complesse da superare. I suoi sogni di gloria, allo sbarco in Giappone, si schiantano immediatamente contro una realtà tanto ostile da fargli credere di essere prossimo alla morte. Quello che Blackthorne non immagina nemmeno è che in realtà, in Giappone, vivrà tanto a lungo da poterlo raccontare. Giunto in terra nipponica con l’obiettivo di razziare le colonie portoghesi, l’Anjin diventa in poco tempo uno strumento politico divisivo. La sorte e le sue abilità sono ciò che gli permette non solo di restare in vita, ma anche di costruirsi una nuova esistenza che nessuno, lui in primis, si sarebbe mai potuto immaginare.
Da barbaro ad Anjin: l’arrivo di John Blackthorne in Giappone e lo scontro con una cultura totalmente diversa dalla sua
Il primo passaggio che vede protagonista John Blackthorne, interpretato da Cosmo Jarvis, è quello di un migrante che, dopo giorni alla deriva insieme al suo equipaggio, finalmente rimette i piedi sulla terra ferma. Ad aspettarlo, tuttavia, non c’è nessun comitato di benvenuto. I samurai catturano i superstiti e in meno che non si dica Blackthorne si trova a dover implorare per la sua vita e quella dei suoi compagni. Nella prima parte di Shögun, quando anche Toranaga, interpretato magistralmente da Hiroyuki Sanada, non si fidava del tutto di lui, Blackthorne era visto come un barbaro, un appestato. Eppure la cultura giapponese, nonostante l’ostilità nei confronti degli stranieri, prevede un tipo di rispetto per la vita umana che gli garantisce di restare a galla. Sembra paradossale parlare di rispetto della vita umana in Shögun, dove la vita di un giardiniere può terminare per colpa di un fagiano in putrefazione.
Eppure il concetto di vita e morte è ciò che conta di più nella narrazione. A unire le due estremità c’è l’onore: non importa morire, ma importa farlo in modo onorevole. Si tratta di uno dei concetti più assurdi per Blackthorne, che fatica parecchio a immedesimarsi nelle usanze e nei costumi nipponici. Il primo momento fondamentale per lui in Shögun è rappresentato dalla fuga da Osaka. Quando Blackthorne assiste al sacrificio di Buntaro per consentire al suo signore di allontanarsi, qualcosa comincia a smuoversi dentro di lui. Nonostante la repulsione per tutta una serie di usanze, tra cui il suddetto culto della morte e il ruolo della donna, c’è qualcosa che affascina John Blackthorne e che lo distrae da ciò che gli sta realmente capitando. Nel frattempo, Toranaga ha modo di testarlo. Di testare la sua devozione e, soprattutto, le sue capacità.
Il carisma di Toranaga e il suo distacco emotivo accecano Blackthorne, che vede in lui la saggezza di un comandante
Toranaga, a differenza degli altri membri del consiglio, sa che lo straniero non può che tornargli utile in futuro. D’altronde si tratta di un uomo solo, orfano del suo equipaggio tenuto segregato chissà dove, e per questo assolutamente innocuo. E quando i cristiani convertiti tentano un disperato assalto nei suoi confronti, capisce che tra le mani ha una carta importante da giocarsi. Se Shögun ci ha insegnato qualcosa è che non bisogna mai dare per sconfitto Yoshii Toranaga. Blackthorne si rivela una pedina estremamente preziosa per Toranaga: un elemento chiave nella sua strategia di sopravvivenza e ascesa al potere. La sua sola presenza si rivela vantaggiosa fin dal principio. Dopo l’attentato l’aspirante shogun capisce che grazie a lui può guadagnare il tempo necessario per organizzare la propria fuga da Osaka. Inconsapevolmente, Blackthorne diventa un vero e proprio scudo per Toranaga, uno specchietto per le allodole, un diversivo perfetto.
Inoltre, il tentativo di assassinio nei confronti di Blackthorne consente a Toranaga di individuare con maggiore chiarezza chi tra i suoi alleati gli sia realmente fedele e chi, invece, trama nell’ombra contro di lui. Nel frattempo, il contributo di Blackthorne si sposta anche su un piano bellico. Le sue conoscenze e le informazioni che fornisce sui portoghesi si rivelano di importanza cruciale. Grazie ai dettagli strategici appresi dal navigatore inglese, Toranaga comprende l’importanza di impedire la partenza della Nave Nera e fa in modo che i suoi uomini studino come combattere i nemici via mare. Toranaga comincia a nutrire Blackthorne di titoli altisonanti e false speranze. Lo tiene buono e lo controlla costantemente. Nonostante in Shögun non ci sia un momento in cui ciò viene esplicitato, si accorge persino dei suoi sentimenti per Mariko e fa in modo che i due passino più tempo possibile insieme.
Ma il vero punto debole di Blackthorne è Mariko. La donna che gli ha permesso di integrarsi e anche l’unico motivo per cui non è impazzito
John Blackthorne e Mariko hanno appreso tanto l’uno dall’altra. Il rigetto verso la nuova cultura di lui si è mitigato attraverso la delicatezza di lei. La voglia di abbandonare questa vita di lei, invece, si annullava ogni volta che si parlavano e che i loro occhi si incontravano. Ma in Shögun c’era un disegno ben più grande del loro amore, e no, non parliamo di quello divino. Il disegno in questione è quello di Toranaga, che vuoi o non vuoi si è servito di Mariko fino all’ultimo, usandola come potenziale kamikaze (ipotesi forse non del tutto incalcolabile) per il proprio tornaconto. La morte di Mariko conveniva a tutti, tranne che a John Blackthorne. Ma il cuore spezzato del fu Anjin – ora hatamoto – non ha il tempo materiale per essere curato. Lo stesso Toranaga, per lui, ha già in mente qualcos’altro. E solo dio sa cosa, o forse nemmeno lui.
Nonostante abbia sminuito il loro rapporto, riducendo la fiducia che provava in lui a un semplice “mi faceva ridere”, è forse diventato il suo punto debole. Blackthorne è stato inconsapevolmente sballottato da una parte all’altra del Giappone come merce di scambio, come minaccia. Ma se uno come Yoshii Toranaga continua a mantenerti in vita, soprattutto dopo aver rinunciato a gran parte dei suoi consiglieri migliori, qualcosa significa. Da protagonista a strumento di potere, ma fino a un certo punto. Perché dopo che il grande inganno è riuscito Blackthorne resta una risorsa imprescindibile per Toranaga: al di là di qualsiasi tentativo di sminuire il loro rapporto.
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